Capitolo Terzo
Politiche e Relazioni Economiche Interne
"Siamo entrati in una nuova fase della cooperazione Asean.
Il mondo è cambiato e sta cambiando. Per questo dobbiamo adattarci a questi cambiamenti se vogliamo che l'Asean continui a mantenere la sua rilevanza ed importanza internazionale".
Goh Chok Tong, ex primo ministro di Singapore, a proposito dell'introduzione dell'AFTA.
3.1 La cooperazione in seno all'ASEAN : quadro introduttivo
Questo capitolo cercherà di evidenziare le politiche e le relazioni economiche interne sviluppate dall'ASEAN nel corso dei primi 30 anni di esistenza, rivolgendo particolare attenzione all'aspetto di esse più caratterizzante, la cooperazione regionale nei diversi settori.
Fra di essi spicca, come in qualsiasi altra forma di aggregazione regionale impostata su base economica, quello del commercio infraregionale. In questo ambito si darà notevole rilievo al concepimento, nel 1992, dell'AFTA (ASEAN Free Trade Area) che ha rappresentato, attraverso l'implementazione graduale di una zona di libero scambio, il primo significativo passo verso l'integrazione regionale.
Sebbene, come sottolineato nel precedente capitolo, la Dichiarazione di Bangkok del 1967 avesse espressamente previsto la cooperazione nel campo economico, sociale e tecnologico quale strumento ed al contempo obiettivo dell'associazione, essa non ha sviluppato, nei primi anni di vita, progetti di ampia portata e di indubbia efficacia.
I principi cardine contenuti nella dichiarazione del 1967 sono, nell'ambito socioeconomico, i seguenti:
a) "Accelerare, attraverso sforzi comuni, la crescita economica, il progresso sociale e lo sviluppo culturale nella regione e promuovere la stabilità regionale".
b) "Promuovere la collaborazione attiva ed il supporto reciproco nei settori di interesse comune".
c) "Fornire maggiori opportunità per la ricerca economica e tecnica".
Tuttavia, gli sviluppi della politica regionale degli anni seguenti la fondazione dell'associazione non corrisposero interamente a queste aspettative. Se da un lato, infatti, l'organizzazione ha svolto un ruolo essenziale nel contenere le spinte destabilizzanti che caratterizzavano la regione, dall'altro essa ha avuto una capacità progettuale e gestionale piuttosto modesta nel settore economico.
Delle varie ragioni che determinarono questa situazione di stasi nella cooperazione economica, la più significativa è stata certamente la paura da parte dei paesi in via di sviluppo che un'integrazione economica più profonda avrebbe comportato l'eliminazione delle barriere tariffarie, con la conseguente perdita di gettito doganale, elemento cruciale per le finanze pubbliche di questi paesi.
Un'altra ragione era correlata al fatto che, a causa degli assetti economici assai differenziati presenti all'interno del gruppo ASEAN (a titolo esemplificativo si confronti il grado di sviluppo economico di Singapore con quello di Cambogia), la maggior parte dei paesi meno sviluppati temeva di subire una marginalizzazione economica a vantaggio delle economie più forti e più competitive.
Una terza ragione risiedeva nell'assenza di una volontà politica da parte dei governi di privilegiare la soluzione di controversie attraverso forme di integrazione che avrebbero potuto mettere in discussione la sovranità nazionale. I paesi membri, infatti, erano gelosi custodi di tale sovranità e reticenti ad indebolirla per il tramite di accordi sovranazionali.
È pertanto opportuno che l'analisi della cooperazione economica interna all'ASEAN venga suddivisa secondo una scansione temporale che rifletta i diversi gradi di impegno politico e di realizzazione pratica.
3.2 La prima fase della cooperazione economica (1967-1992)
Nel periodo compreso tra il 1967 e l'inizio degli anni '90, l'ASEAN sviluppò progetti di limitata portata nel campo della cooperazione economica. Tra i principali progetti sviluppati in questa fase ricordiamo:
a) ASEAN Preferential Trading Arrangement (PTA)
Nel 1977 i paesi ASEAN sottoscrissero l'ASEAN Preferential Trading Arrangement, un accordo commerciale volto a stimolare il commercio infraregionale attraverso l'applicazione di sconti tariffari preferenziali sui prodotti originari dall'ASEAN.
L'accordo prevedeva che ciascun paese membro avrebbe potuto presentare una lista di prodotti sui quali consentire riduzioni tariffarie nei confronti dei partner ASEAN. Però il sistema presentava evidenti limitazioni. In primo luogo, le riduzioni tariffarie riguardavano solo un numero ristretto di prodotti, quelli cioè che non rientravano nei settori considerati sensibili dalle economie nazionali. In secondo luogo, le riduzioni applicate erano generalmente piuttosto modeste. In terzo luogo, il sistema prevedeva numerose eccezioni. Per questi motivi l'impatto del PTA sulla promozione del commercio infraregionale fu assai limitato.
b) ASEAN Industrial Complementation Scheme (AICO)
Verso la fine degli anni '80, fu sviluppato l'ASEAN Industrial Complementation Scheme, uno schema volto ad incoraggiare l'integrazione nel settore industriale attraverso la specializzazione produttiva.
Lo schema funzionava nel modo seguente: le imprese multinazionali operanti nella regione potevano richiedere di partecipare allo schema indicando i diversi prodotti che intendevano fabbricare in diversi paesi ASEAN in modo da conseguire economie di scala e di specializzazione. In questo modo si cercava di attrarre investimenti esteri ed allo stesso tempo di favorire una più equa distribuzione dei benefici economici tra i vari paesi membri.
Il successo dello schema AICO fu piuttosto limitato, principalmente a causa dell'esiguo numero di paesi che vi aderirono attivamente ed alla riluttanza da parte dei governi di adottare politiche di liberalizzazione commerciale necessarie per il suo corretto funzionamento.
c) ASEAN Science and Technology Promotion Programme (ASTP) e ASEAN Regional Forum (ARF)
Nel corso degli anni '80 e '90 l'ASEAN sviluppò inoltre programmi di cooperazione nel settore scientifico e tecnologico finalizzati alla promozione dello sviluppo e della ricerca. Inoltre, a partire dal 1994, l'ASEAN istituì l'ASEAN Regional Forum, un organismo multilaterale volto a promuovere il dialogo politico e la cooperazione in tema di sicurezza regionale tra i paesi ASEAN e i loro partner internazionali.
Complessivamente, però, gli sforzi di cooperazione economica sviluppati nel corso dei primi 25 anni di esistenza dell'ASEAN si rivelarono piuttosto modesti e inadeguati a rispondere alle sfide poste da un'economia mondiale in profonda trasformazione.
3.3 La fase del deciso impegno: l'AFTA e le nuove prospettive di integrazione regionale
Un punto di svolta nella storia della cooperazione economica ASEAN fu rappresentato dalla decisione, adottata durante il quarto summit ASEAN tenuto a Singapore nel gennaio 1992, di istituire l'ASEAN Free Trade Area (AFTA).
La sottoscrizione dell'Accordo sul Meccanismo Comune Effettivo di Riduzione Tariffaria (Common Effective Preferential Tariff - CEPT), il nucleo centrale dell'AFTA, ha rappresentato una svolta decisiva nella storia della cooperazione economica regionale. Essa infatti ha segnato il passaggio da una fase caratterizzata da timidezza e riluttanza nella liberalizzazione commerciale ad una fase di deciso impegno verso la creazione di una zona di libero scambio regionale.
3.3.1 Origini e obiettivi dell'AFTA
Le ragioni che portarono i paesi ASEAN ad intraprendere il progetto dell'AFTA erano essenzialmente di natura economica e politica.
Dal punto di vista economico, i paesi ASEAN si trovavano di fronte alle sfide poste dalla crescente interdipendenza dell'economia mondiale e dalla graduale costituzione di grandi blocchi economici regionali (come l'Unione Europea e il NAFTA). In questo contesto, i leader politici ASEAN giunsero alla conclusione che l'integrazione economica regionale rappresentava una strategia essenziale per consentire ai paesi dell'area di competere efficacemente in un mercato mondiale sempre più competitivo e per attrarre gli investimenti esteri necessari alla loro modernizzazione economica.
Dal punto di vista politico, la caduta del muro di Berlino nel 1989 e la fine della Guerra Fredda portarono i governi ASEAN a ricaliberare le loro priorità politiche e a rendersi conto che la sola stabilità regionale, considerata per decenni l'obiettivo primario dell'associazione, non era più sufficiente a garantire il benessere e lo sviluppo dei loro popoli. Di conseguenza, divenne sempre più evidente la necessità di affrontare in maniera prioritaria le sfide economiche e di promuovere la crescita economica e il benessere della regione.
3.3.2 Struttura e meccanismo dell'AFTA
L'AFTA funziona secondo il meccanismo del Common Effective Preferential Tariff (CEPT). Tale meccanismo prevede la graduale riduzione dei dazi doganali sui prodotti originari dei paesi ASEAN al fine di creare una zona di libero scambio fra i paesi aderenti entro un periodo temporale predefinito.
Il CEPT classifica i prodotti in diverse categorie:
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a) Categoria Inclusiva (Inclusion List): Comprende i prodotti il cui dazio doganale sarà ridotto gradualmente nel periodo 1993-2008.
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b) Categoria Sensibile (Sensitive List): Riguarda i prodotti ritenuti sensibili da uno o più paesi membri e sui quali la riduzione tariffaria sarà realizzata in un periodo più ampio (2008-2012).
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c) Categoria Generale (General Exception List): Comprende i prodotti per i quali uno o più paesi hanno chiesto un'esclusione permanente dalla riduzione tariffaria per motivi di sicurezza nazionale, sanità pubblica o protezione delle industrie critiche.
Inoltre, il meccanismo CEPT prevede diverse fasi di implementazione:
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Fase I (1993-1998): Riduzione dei dazi al 5-20% per i prodotti nella categoria inclusiva.
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Fase II (1998-2003): Riduzione dei dazi al 0-5% per i prodotti della categoria inclusiva.
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Fase III (2003-2008): Riduzione a zero dei dazi per la maggior parte dei prodotti della categoria inclusiva.
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Fase IV (2008-2012): Riduzione dei dazi per i prodotti nelle categorie sensibile e generale.
3.3.3 L'ASEAN Investment Area (AIA)
Nel 1998, contemporaneamente all'implementazione dell'AFTA, fu istituita l'ASEAN Investment Area (AIA), un accordo volto a liberalizzare il regime di investimento tra i paesi ASEAN al fine di incoraggiare i flussi di investimento interni alla regione.
L'AIA ha previsto l'eliminazione graduale delle restrizioni nei confronti degli investimenti esteri provenienti da paesi ASEAN e l'applicazione di principi di non-discriminazione tra gli investitori nazionali e quelli provenienti dagli altri paesi ASEAN.
3.3.4 Effetti dell'AFTA sulla struttura economica della regione
Nel corso dei dieci anni successivi alla firma dell'accordo CEPT, l'AFTA ha determinato una serie di significative trasformazioni nella struttura economica della regione e nei modelli di commercio infraregionale.
In primo luogo, l'AFTA ha favorito una significativa crescita del commercio infraregionale. Nel periodo 1992-2002, infatti, il valore delle esportazioni infraregionali ASEAN è quasi raddoppiato, passando da circa 26 miliardi di dollari a circa 45 miliardi di dollari.
In secondo luogo, l'AFTA ha incoraggiato la specializzazione produttiva e la divisione del lavoro all'interno della regione. In particolar modo, i paesi più sviluppati (come Singapore e la Malesia) hanno concentrato le loro economie nei settori ad alta tecnologia e nei servizi, mentre i paesi meno sviluppati hanno mantenuto una quota significativa della loro attività economica nei settori manifatturieri più tradizionali (come l'abbigliamento e l'agricoltura elaborata).
In terzo luogo, l'AFTA ha attratto flussi significativi di investimento estero diretto (IDE) nella regione. Molte multinazionali hanno infatti sfruttato l'opportunità offerta dall'AFTA per stabilire catene di produzione regionali miranti a sfruttare i differenziali di costo e le disponibilità di risorse naturali e manodopera nei vari paesi ASEAN.
In quarto luogo, l'AFTA ha determinato un'accelerazione della integrazione strutturale tra le economie della regione. In particolar modo, il commercio di componenti e prodotti intermedi tra i paesi ASEAN è cresciuto notevolmente, indicando una crescente importanza delle catene di produzione regionali.
3.4 La cooperazione nel settore dei servizi
La decisione di intraprendere la politica di cooperazione anche nell'area dei servizi è stata presa in occasione del summit di Bangkok del 1995.
I leader di governo hanno, infatti, siglato un Accordo Strutturale sui Servizi che ha dato inizio ad una serie di negoziazioni protrattesi sino alla fine del 1998.
L'attenzione di queste negoziazioni si è concentrata su sette aree d'intervento:
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trasporto aereo
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trasporto marittimo
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servizi alle imprese
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servizi finanziari
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costruzioni
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telecomunicazioni
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turismo
A parte queste misure, peraltro allo stato iniziale, non sembra che la cooperazione in questo settore abbia ancora avviato la giusta marcia.
Per quanto riguarda il settore privato, gli anni '90 hanno visto rivalutare l'importanza che esso ha nella corretta implementazione dei progetti cooperativi.
Questo fenomeno si è appurato sia a monte, allorché i preziosi consigli pervenuti dal settore privato hanno permesso di configurare misure di cooperazione più aderenti al mercato, e sia a valle in relazione ad un processo di feedback che ha fornito utili informazioni al miglioramento dei progetti cooperativi in corso.
In questa nuova ottica il settore privato è stato più volte chiamato ad interagire maggiormente con gli organismi istituzionali nelle scelte cooperative intraprese ed a partecipare attivamente al loro sviluppo ed alla loro buona riuscita.
A questo proposito sono state stabilite regolari consultazioni tra gli Alti Funzionari Economici ASEAN ed i rappresentanti delle cosiddette Camere di Commercio ed Industria, e tra esponenti ad alto livello del settore privato ed i ministri economici ASEAN. In supporto a queste relazioni è stato istituito un apposito Segretariato (ASEAN-CCI) con sede a Giacarta.